L’analisi statistica conferma che: il cammino dal riconoscimento meramente formale della parità, verso un’effettiva attuazione di un sistema di pari opportunità quale riconoscimento giuridico sostanziale della stessa – già prefigurato dal combinato disposto dell’articolo 3, secondo comma e 37, primo comma, della nostra Costituzione – non può ad oggi dirsi pienamente compiuto.

Permangono infatti nel nostro Paese tanto fenomeni di segregazione orizzontale (con una concentrazione delle donne in settori e occupazioni che producono disparità in termini di carriera, pensioni, ecc.) quanto fenomeni di segregazione verticale (con una diffusa sottorappresentanza delle donne nelle posizioni apicali). Questi fenomeni palesano come siano ancora presenti e rilevanti significativi fattori di discriminazione – tanto diretta quanto indiretta – nei confronti delle donne che si affacciano al mondo del lavoro o che desiderano accedere a percorsi di sviluppo di carriera.

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E’ pur vero che rispetto al passato un miglioramento c’è stato, ma permane tuttora una situazione di divario di genere strutturale nella nostra società, un deficit di rappresentanza di genere dal punto di vista politico, istituzionale, sociale, economico tanto in azienda che nelle profesisoni, a dimostrazione del fatto che le strategie a sostegno del ruolo femminile sono state e sono troppo deboli:

  •         non hanno avuto quella carica dirompente come in altri Paesi
  •         non sono state riconosciute come fattore innovativo determinante dei processi di rinnovamento

Si ritiene che ci sia scarsa consapevolezza e convinzione dell’importanza strategica della valorizzazione del lavoro e delle competenze femminili, spesso sottovalutate e/o inutilizzate con un danno e una perdita economica per tutta la collettività, infatti:

  • la partecipazione femminile alla forza lavoro fa  bene all’economia: l’occupazione femminile al 60% aumenterebbe il PIL di 7pb,
  • le donne aumentano la diversità migliorando il funzionamento degli organi decisionali
  • la presenza femminile crea maggiore disponibilità di talenti,
  • le donne portano una maggiore comprensione del mercato dato che sono responsabili del 70% delle decisioni di acquisto e
  • le donne in azienda, secondo lo studio Valore D della Bocconi, migliorano i comportamenti gestionali, i livelli di fatturato, portano a livelli di corruzione più bassi e migliorano la governance (maggiore frequenza riunioni e controlli).

L’Italia per ripartire ha estremo bisogno di diventare un paese che ama e valorizza le donne.

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